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Perché il logo non è il brand.

  • 10 apr
  • Tempo di lettura: 2 min


C’è una scena che si ripete spesso, un cliente arriva e dice che bisogna rifare il brand, poi dopo poco chiarisce meglio, cambiamo il logo.


Ed è qui che nasce uno degli equivoci più diffusi, pensare che logo e brand siano la stessa cosa. Non lo sono.


Il logo è il segno visivo, il brand è tutto ciò che quel segno rappresenta, è il modo in cui un’azienda si racconta, si comporta e viene percepita, è ciò che resta nella testa delle persone.

Per questo partire dal logo è spesso una scorciatoia, è la parte più visibile e la più semplice da cambiare, ma anche la meno risolutiva quando manca tutto il resto.

Succede continuamente, si rifà il logo, si aggiorna il sito, si sistemano i social, tutto sembra migliore, più moderno, eppure dopo poco non cambia nulla.

Perché il problema non era estetico, era identitario.


Un brand non si costruisce con un segno ma con una visione, con coerenza, con scelte chiare, con un posizionamento preciso, due aziende possono offrire lo stesso prodotto ma quella che viene scelta è quella che riesce a essere percepita in modo diverso.


E quella differenza non la fa il logo da solo.

Il logo ha un ruolo fondamentale ma preciso, rendere visibile un’identità che esiste già, non può inventarla, non può sostituirla, non può salvarla.

Per questo avere un bel logo non basta, se non è coerente con ciò che sei, con come parli e con cosa prometti resta solo un esercizio grafico.


Il branding è un lavoro più profondo, richiede visione, coerenza e la capacità di prendere posizione.

Il logo conta, ma non è il brand, è solo la punta visibile, e se sotto non c’è nulla di solido cambiare forma non cambierà mai la percezione.


Sandro Menga (direttore creativo)

 
 
 

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